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Riforma dei campionati, il programma di Gravina: tutti i dettagli

di Redazione Tuttoreggina
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Gabriele Gravina, presidente uscente della FIGC, ha presentato il suo programma in vista dell'Assemblea Elettiva del prossimo 22 febbraio, che potrebbe confermarlo alla guida del calcio italiano.

Tra i tanti punti programmatici, grande spazio riservato alla riforma dei campionati.

Vediamo, nel dettaglio, il pensiero di Gravina sulla nuova struttura dei tornei:

MISSIONE - Operare un riassetto della struttura dei campionati professionistici, improntando tale rinnovamento ad un intervento che possa produrre effetti positivi su tutta la piramide agonistica dei campionati di calcio. Disegnare il nuovo scenario attraverso un intervento normativo che sia in grado di coinvolgere sinergicamente tanto i profili sportivi tanto quelli economici e gestionali in un’ottica di medio-breve proiezione.

VISIONE - Dare sostenibilità ai club attraverso una crescita di qualità e valore dei campionati, favorire una distribuzione più equa delle risorse stimolando gli investimenti nel patrimonio giovanile e nelle infrastrutture. Serve una riforma strutturale che coinvolga l’intero sistema.

PERIMETRO DEL PROFESSIONISMO - Il sistema calcistico italiano ha bisogno di una riforma strutturale rigorosa e ragionata. Deve essere introdotta una riforma che non vada dietro inutilmente ai soli numeri, perché la sola dimensione quantitativa non è in grado di dare – in un’ottica di medio termine, ma con effetti già nel breve periodo – le risposte necessarie. Al calcio italiano serve una riforma portata avanti con una logica sistemica e con un intervento che prediliga la qualità della gestione dei club, che ne salvaguardi la continuità aziendale e ne valorizzi l’attività sia sul piano sportivo che economico. La ri-modulazione del perimetro del professionismo, anche con una sua riduzione, coinvolgerà tutte le componenti e tutte le leve gestionali.

Attualmente il calcio professionistico conta 100 club tra Serie A, Serie B e Lega Pro. Tanti, forse troppi, per la tenuta del sistema. L’attuale quadro calcistico presenta un «professionismo» altamente eterogeneo e, per gli aspetti economicopatrimoniali, troppo asimmetrico. Occorre intervenire su entrambi questi elementi, riportando la gestione dei club nell’ambito della sostenibilità del progetto sportivo in un’ottica che conduca – pur anche nella diversità delle potenzialità espresse all’interno della medesima competizione – ad assicurare l’equilibrio gestionale. In questa prospettiva, la riforma deve orientarsi solo marginalmente verso un intervento di carattere quantitativo, ma deve dare assoluta prevalenza a quei caratteri che, sul piano qualitativo, possano meglio rappresentare un progetto di rinnovamento indirizzato ad una crescita dell’intero sistema.

LA DIMENSIONE DEL SEMI – PROFESSIONISMO - Accanto al calcio di vertice – vera locomotiva del sistema che meglio esprime sul piano economico e della competizione sportiva l’orientamento al business ed il posizionamento italiano nel contesto internazionale – esiste una vasta area della sfera professionistica in cui questi caratteri (e gli obblighi che ne derivano) non solo sono sfumati, ma rappresentano un elemento non più in grado di sostenere la redditività dei progetti sportivi. Accanto al calcio di vertice, una larga fetta del professionismo fatica a reggerne il peso della gestione economica. Con la creazione di un’area di semiprofessionismo ed il riconoscimento dell’apprendistato – per la cui concreta applicazione si rendono necessari interventi sulla legislazione statale vigente sul piano dello status giuridico e dei riflessi fiscali innanzitutto – il calcio italiano viene a creare un tertium genus, con le peculiarità di un luogo di crescita sia delle strutture gestionali dal punto di vista economico ed organizzativo che del patrimonio calcistico, con progetti tecnici di valorizzazione dei giovani e dei settori giovanili. Tale cambiamento non inciderà sull’impatto socio-economico sul territorio, ma renderà sostenibili, attraverso tutta una serie di strumenti normativi (regimi agevolativi e credito d’imposta etc.) progetti sportivi ed investimenti infrastrutturali.

IL “NUOVO” DILETTANTISMO - Il «salto» nel professionismo spesso propone ostacoli sul piano economico, organizzativo ed infrastrutturale. Va preparato meglio. Nell’ottica di un intervento armonico e coordinato tra tutti i comparti della piramide calcistica nazionale si inserisce anche il coinvolgimento del settore dilettantistico – principalmente quello di vertice – nel processo di rinnovamento dell’area professionistica. Indipendentemente dall’introduzione in tempi più o meno brevi della nuova fascia riservata al cosiddetto «semiprofessionismo», il mondo dei dilettanti nazionali dovrà avviarsi a compiere una crescita dimensionale, organizzativa e strutturale importante. Perfettamente integrato in un grande progetto di valorizzazione del patrimonio calcistico nazionale, tale comparto dovrà saper farsi carico di introdurre sostanziali elementi di rinnovamento e di correlato controllo in grado di disegnare un modello gestionale di «reale» professionismo capace di sviluppare investimenti nel settore giovanile e nelle infrastrutture tali da rendere solido e sostenibile, ben oltre la riuscita dei progetti sportivi, l’approdo nelle categorie superiori. Per una più ampia e completa trattazione sul tema, la FIGC si farà anche parte attiva per la definizione di un tavolo di lavoro che approfondisca le discipline del “vincolo sportivo” e del “lavoratore sportivo” con le componenti interessate.

MOBILITÀ TRA I LIVELLI AGONISTICI - In un contesto di grande criticità dal punto di vista economico-finanziario come quello dell’attuale momento storico, la possibilità di sviluppare una programmazione coerente e ragionata consente ai club di poter contare su progetti sportivi stabili e, quindi, di consolidare il quadro organizzativo-gestionale a tutto vantaggio del miglior rapporto costi-ricavi. L’equilibrio gestionale del club – inteso sia dal punto di vista del bilancio che delle attività sportive – in un quadro di forte stress derivante dalla eccessiva mobilità agonistica (sia come opportunità che come rischio) è difficile da raggiungersi se la programmazione è frammentata e sconta una visione progettuale proiettata su orizzonti temporali limitati.

RAFFREDDARE IL SISTEMA - Dal punto di vista sportivo, i risultati positivi e quelli negativi, nel conseguimento o meno degli obiettivi prefissati, lasciano il segno in un contesto di instabilità del quadro economico-finanziario. I progetti e talvolta la continuità dei club non può dipendere solo dai risultati. La differente connotazione dei tre settori professionistici, in particolare, marca differenze di grande rilevanza sia sul piano del peso economico che degli aspetti organizzativigestionali. La necessità di nuovi e talvolta non sostenibili investimenti, quali conseguenza della subita mobilità (ascendente o discendente), lasciano profonde e talvolta pericolosissime fratture nella vita societaria di molti club spesso incapaci di reagire o di reggere la competizione. Un sistema calcistico che si regge sulla logica del «risultato», o peggio, che vede in questo il solo obiettivo strategico, è destinato a scontare quei ricorrenti casi di fallimenti e di esclusioni dai tornei di cui è stata costellata la storia italiana negli ultimi 15 anni. Un sistema in perenne fibrillazione e che non trova spazi per una stabilità di programmazione non potrà reggere a lungo l’urto delle sollecitazioni e degli impegni a cui sarà sottoposto. Questo sistema deve essere, pertanto, raffreddato.

LA STABILITÀ TRA COMPETIZIONE E GESTIONE - Comparti agonistici che si muovono lasciandosi guidare da logiche ed utilità di parte riducono lo spazio della collaborazione e sminuiscono l’effetto moltiplicatore della condivisione nella realizzazione di progetti di crescita e di sviluppo. Troppe occasioni ha perso il nostro calcio quando si è lasciato guidare dal posizionamento utilitaristico piuttosto che da quello collaborativo. Per completare una riforma strutturale è necessario uscire da questa logica individualistica e creare una nuova rete di relazioni tra i club. Una rete che riesca a favorire rapporti coesi e stabili a livello di sistema. In un tale contesto, si potrà favorire una progettualità che spinga i club – singolarmente e nelle Leghe – a determinare con chiarezza un percorso teso a dare stabilità a questi rapporti. Solo la condivisione di una strategia di intervento chiara e definita e l’elaborazione di un progetto improntato alla collaborazione potrà assicurare al nostro calcio, sul piano attuativo, relazioni, idee e risorse sufficienti a rendere vincente ogni intervento di riforma. La qualità delle azioni, infatti, si misura sulla capacità dei soggetti coinvolti di mettere in discussione finanche le proprie prerogative per l’obiettivo comune. La cooperazione fuori dal campo è una strategia vincente.

FLESSIBILITÀ CONTRATTUALE - In un grande progetto di riforma non può che inserirsi anche la definizione di nuove dinamiche collegate ai rapporti contrattuali tra il club e i propri tesserati. La condivisione degli obiettivi e lo sforzo economico, sportivo ed organizzativo che questi presuppongono possono portare all’inaugurazione di una nuova stagione delle relazioni sindacali e, nel quadro più generale di un aggiornamento degli Accordi Collettivi, all’introduzione di nuovi strumenti. Si deve arrivare ad un patto aziendale tra club e tesserati nel contesto di una nuova politica delle relazioni contrattuali. La mobilità all’interno dei comparti agonistici ha rappresentato un elemento di forte tensione per i rapporti tra le parti, causando stress economici al sistema aziendale e pericolosi ritardi nella predisposizione dei necessari piani sportivi. Ciò ha creato incertezza e speculazioni. L’obiettivo è quello di consentire alle parti di avere una maggiore libertà nell’individuazione di tutti gli aspetti fondanti del rapporto e di introdurre un sistema di ampia flessibilità degli obblighi contrattuali – tanto in caso di mobilità ascendente che in quella discendente – attraverso la previsione di diversi livelli di retribuzione e di voci premiali preventivamente individuate ed automaticamente applicabili.

CRESCITA DELLA REDDITIVITÀ 

PROVENTI DA BETTING - La crescente rilevanza - sul palcoscenico nazionale ed internazionale - dei proventi legati alle scommesse sportive, ha determinato la nascita, all’esterno del perimetro del sistema calcistico, di una serie di fonti reddituali a cui lo stesso è rimasto del tutto estraneo. Questa nuova «economia», ha saputo approfittare del rischio d’impresa dei club e dell’attività di organizzazione delle istituzioni calcistiche di ogni livello, per creare presupposti di ampio guadagno. Il sistema calcio deve riappropriarsi del proprio ruolo e reclamare il riconoscimento - nell’ambito di un intervento che, evidentemente, deve essere del legislatore statale – di una compartecipazione a tali proventi. In un’ottica internazionale e con il coinvolgimento di FIFA e UEFA, inoltre, deve essere considerata anche la posizione delle squadre Nazionali, per singoli eventi e, maggiormente, nei grandi tornei. Tali nuovi proventi ritengo debbano essere investiti in asset virtuosi come gli impianti e nei settore giovanili. Inoltre, in un’ottica sempre orientata al quadro normativo nazionale, deve essere riconsiderato – anche in una qualche forma di indennizzo – il grave vulnus causato dal «Decreto Dignità» che priva i club italiani dei proventi promo-pubblicitari proprio delle aziende di betting, che si orientano verso mercati esteri concorrenziali di quelli italiani.

BUDGET-TIPO E TETTO SALARIALE - L’individuazione di elementi di regolazione del quadro dei costi è finalizzata ad orientare il club verso una gestione economico-finanziaria equilibrata e rapportata alla capacità di attrarre risorse. Nella definizione dei rapporti economici collegati con la gestione economico-finanziaria, il club dovrà sempre mantenersi in una condizione di equilibrio tale da assicurare la continuità aziendale, nonché il rispetto degli impegni contrattuali inerenti i rapporti sportivi federali. La progettazione in un’ottica macro-dimensionale di un budget-tipo – dettagliatamente individuato anche con la presenza di voci di diverso peso – e la previsione in una micro-dimensionale di un SALARY CAP (tetto salariale) per la sola gestione sportiva potrà consentire al club di avere a disposizione valori di sostenibilità in grado di guidarne le scelte in una logica di opportunità e di coerenza. Nella determinazione dei propri obiettivi di spesa i club potranno orientarsi liberamente verso il superamento di tali soglie, ma, nell’assicurare la copertura di tali extra-budget, saranno chiamati ad alimentare un fondo destinato a ripartire contributi in favore delle altre partecipanti al medesimo campionato. Tale strumento, nelle Leghe professionistiche di base, concorre all’equilibrio del sistema senza mortificare e limitare le possibilità di investimento di chi ne ha la possibilità. Lo sforamento delle indicazioni, comporterà una limitazione nella ripartizione dei contributi federali e di mutualità (diretta o indiretta) finalizzata alla valorizzazione dei giovani.

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